storia – Centro documentazione territoriale Maria Baccante https://www.archivioviscosa.org archivio storico viscosa Mon, 18 May 2026 12:17:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://www.archivioviscosa.org/wp-content/uploads/2015/02/cropped-favicon-32x32.png storia – Centro documentazione territoriale Maria Baccante https://www.archivioviscosa.org 32 32 Michele Colucci presenta Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo https://www.archivioviscosa.org/michele-colucci-presenta-giuseppe-di-vittorio-cittadino-del-mondo/ Sat, 16 May 2026 19:43:41 +0000 https://www.archivioviscosa.org/?p=1051

📚 Michele Colucci presenta il suo nuovo libro
Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo. Una biografia tra sindacato e internazionalismo (Carocci 2026)

Giovedì 21 maggio 2026, ore 18:30
Casa del parco delle Energie Ex SNIA – Via Prenestina 175

Dialogano con l’autore:
Luciana Castellina
Alberto Violante

Introduce e coordina:
Maria lepre

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La vita di Giuseppe Di Vittorio rappresenta agli occhi del mondo di oggi una grande occasione per riscoprire la militanza sindacale, l’antifascismo, l’anticolonialismo, la lotta contro la guerra.
Attraversando il suo lungo percorso di riscatto e resistenza, ritroveremo le radici di una prospettiva di emancipazione che dalle campagne pugliesi del primo Novecento porta all’antifascismo militante tra le due guerre mondiali per arrivare alle lotte locali e globali della ricostruzione post-bellica. Un filo rosso carico di esperienze dure e radicali, che ci permette di affrontare in modo consapevole le sfide del presente.

🎵 Brancoro in canti internazionalisti

🍷 Aperitivo a sottoscrizione

Iniziativa promossa dal Centro di Documentazione Territoriale Maria Baccante – Archivio storico Viscosa

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Centenario della Viscosa: 27-28-29 settembre https://www.archivioviscosa.org/centenario-della-viscosa-settembre/ Sat, 21 Sep 2024 10:10:43 +0000 https://www.archivioviscosa.org/?p=943 Continuano le iniziative per il Centenario della Viscosa di Roma!

Di seguito, il programma delle iniziative che si terranno in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2024.

A questo link l’evento Facebook.

– Venerdì 27 settembre dalle 18 presenteremo il libro “Le voci della Snia. Storie di chi ha lavorato alla Cisa Viscosa di Roma” di Ella Baffoni (Bordeaux editore).

– Sabato 28 settembre dalle 9.00 alle 18.00, si terrĂ  il convegno “La Viscosa di Roma: cento anni di lotte. Appunti per la storia dell’ex SNIA, dalla fabbrica al Monumento Naturale” con interventi di numerosi professori, ricercatori, e con la partecipazione degli istituti: Archivio di Stato di Rieti, Archivio Storico Luce, Associazione Italiana di Public History  – AIPH, Associazione Italiana di Storia Orale – AISO, Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale – AIPAI, Centro di Documentazione Maria Baccante, Kunstuniversität Linz, SocietĂ  Geografica Italiana – SGI, SocietĂ  Italiana di Storia del Lavoro – SISLav.

– Domenica 29 settembre dalle 10:00 alle 12:30 avrĂ  luogo una visita guidata della Viscosa, partendo dal Parco delle Energie fino al Lago Bullicante.



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18 SET / Presentazione della scultura “Ombre della sera – la foresta in cammino” di Virginio Ferrari https://www.archivioviscosa.org/18-set-presentazione-della-scultura-ombre-della-sera-la-foresta-in-cammino-di-virginio-ferrari/ Sat, 21 Sep 2024 10:10:21 +0000 https://www.archivioviscosa.org/?p=939 Mercoledì 18 settembre presso il CSOA eXSnia si è tenuta la presentazione della scultura ambientale “Ombre della sera—la foresta in cammino” realizzata nel 2002 dallo scultore italo-americano Virginio Ferrari, donata in occasione della mostra conclusiva che celebra il centenario della Viscosa.

La registrazione dell’evento è disponibile a questo link.

L’opera, installata in modo permanente come scultura pubblica all’aperto presso il Centro Sociale, è stata donata dalla Virginio and Marisa Ferrari Arts Foundation per onorare la storia dei lavoratori della fabbrica e per fornire ispirazione a tutti coloro che partecipano alle cause politiche e ambientali del centro sociale.

La serata ha visto una conversazione con l’architetto/attivista Lorenzo Romito (co-fondatore di Stalker); il critico d’arte e curatore Mario Finazzi; lo scultore Virginio Ferrari, suo figlio il regista Marco G. Ferrari e i rappresentanti di CSOA eXSnia.

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11 SET / “Lago – Veleni e resistenza” al Museo di via Tasso https://www.archivioviscosa.org/11-set-lago-veleni-e-resistenza-al-museo-di-via-tasso/ Thu, 12 Sep 2024 13:30:35 +0000 https://www.archivioviscosa.org/?p=912


Proseguono le iniziative nell’ambito del centenario della Viscosa di Roma.

Mercoledì 11 settembre dalle 17:30 al Museo Storico della Liberazione di via Tasso è stato presentato â€śLago – Veleni e resistenza”, un podcast di Rai Radio 1, scritto e diretto da Andrea Pistorio.

La registrazione dell’incontro è disponibile qui.


Il podcast racconta una storia lunga un secolo: dal 1923 al 1955, negli spazi dove attualmente sorgono il Centro sociale ExSnia, il Parco delle Energie ed il suo lago naturale, fu attiva una fabbrica di viscosa. Lo stabilimento fu abbandonato fino agli anni Novanta, quando, in opposizione ad un tentativo di speculazione edilizia, gli abitanti del quartiere si sono riappropriati dello spazio dell’ex fabbrica.

Nell’incontro dell’11 settembre ci siamo concentrati sulla puntata “La Snia Viscosa. Veleni, sfruttamenti, resistenza” insieme a Michele Colucci (storico), Ilenia Rossini (storica) e Andrea Pistorio (autore del podcast). Un’occasione per parlare di storia, ma anche per ricordare i lavoratori della fabbrica che affrontarono la reclusione, la tortura e la morte per mano dei nazifascisti: Tigrino Sabatini, Carlo Luchetti, Augusto Renzini, Domenico Ricci e don Pietro Pappagallo, guida spirituale presso la fabbrica.


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Pigneto ’44: Ribelli! La Storia nelle strade https://www.archivioviscosa.org/pigneto-44-ribelli-la-storia-nelle-strade/ Sat, 25 Apr 2020 10:26:29 +0000 https://www.archivioviscosa.org/?p=608

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PER SCOPRIRE LA STORIA DEI RIBELLI DEL PIGNETO CHE NEL ’44 HANNO LOTTATO PER LA LIBERAZIONE DI ROMA DAL NAZIFASCISMO

Percorso storico delle Liberazione del quartiere Pigneto (Roma)

 

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In ricordo di Don Pietro Pappagallo https://www.archivioviscosa.org/in-ricordo-di-don-pietro-pappagallo/ Wed, 29 Jan 2020 16:03:43 +0000 http://www.archivioviscosa.org/?p=581 Oggi è il 76° anniversario dell’arresto di Don Pietro Pappagallo.

Il 29 gennaio 1944 Don Pietro Pappagallo viene arrestato, condotto nel carcere di via Tasso e trucidato dalle SS il 24 marzo presso le Fosse Ardeatine.

Nel 1926 a Don Pietro Pappagallo, da poco giunto nella capitale dal suo paese di origine Terlizzi, in provincia di Bari, ancora in cerca di un ruolo pastorale e di un alloggio, viene affidato il compito di gestire il convitto della Viscosa di Roma destinato ai fuori sede. La fabbrica è attiva 24 ore su 24, dividendo gli orari lavorativi in tre turni da 8 ore. Don Pietro si accorge da subito che il dormitorio interno ospita la manovalanza più maltrattata. A questi operai toccano quasi esclusivamente gli orari notturni, l’orario di lavoro viene spesso prolungato con richiesta di straordinario, pena la perdita del posto di lavoro.

Oltre allo sfruttamento si aggiunge la discriminazione, di fatti Don Pietro verifica che la manodopera dei fuori sede non gode delle stesse tutele previdenziali e delle paghe orarie riconosciute a quella della capitale. Inoltre, l’inalazione di solfuro di carbonio, sostanza necessaria per la lavorazione della seta artificiale, respirata per tutto il giorno da questi operai, determina gravi problemi di salute.

Don Pietro Pappagallo rivolge le sue accuse ai padroni della Viscosa, convinto di trovarsi nel giusto e appellandosi alla Rerum Novarum, enciclica pubblicata il 15 maggio 1891 che contiene parole chiare contro lo sfruttamento dei lavoratori.

In risposta la dirigenza aziendale entra subito in azione, esercitando pressioni politiche presso la curia romana, la quale fa intervenire monsignore Ferdinando Baldelli, il più importante portavoce dell’Opera di assistenza ecclesiale ai lavoratori. Baldelli non ha alcuna intenzione di accogliere le proteste di Don Pietro, e rifiutandosi di ascoltarlo preferisce interloquire con il parroco attraverso una lettera.

Baldelli spiega al parroco di Terlizzi che il prete non è un sindacalista, né la Chiesa è pronta a riconoscere la figura del cappellano del lavoro; che le condizioni politiche generali non avvantaggiano i lavoratori, tanto che a migliaia sono costretti a emigrare all’estero; che la vastità del fenomeno migratorio e la sofferenza che questo comporta ritiene doveroso dedicarsi a questo ambito; che la politica aziendale della Viscosa è strettamente connessa all’orientamento autarchico perseguito dal regime; e che “la Chiesa italiana non approda ancora al riconoscimento concordatario, che è un obbiettivo da non compromettere con incidenti di percorso”.

La denuncia fatta da don Pietro Pappagallo, il quale pensava di esercitare semplicemente la funzione pastorale che gli era stata affidata, è, dunque, considerata dal monsignore Baldelli come inadeguata e pericolosa per le relazioni tra la Santa Sede e il regime Fascista, da anni alle prese per la conciliazione. Conciliazione che avverrà l’11 febbraio 1929 dopo quattro anni di “faticose trattative, che in vari momenti erano state sul punto di naufragare per gli scontri fra il regime e la Santa Sede sulle organizzazioni cattoliche”.

Le denunce che Don Pietro Pappagallo fece sulle gravi condizioni materiali degli operai della Viscosa, non trovarono ascolto da parte del monsignore Baldelli e dell’Opera di assistenza ecclesiale ai lavoratori, in quanto gli interessi in gioco riguardavano il rapporto tra lo Stato Pontificio e il neonato Regno d’Italia.

La risposta di Don Pietro Pappagallo, seguita alla lettera del monsignore Baldelli, è molto chiara:

Monsignore io mi riconosco negli operai del convitto. Muovono dalla mia stessa terra. Sono emigrati anche loro. Il fatto che non siano partiti all’estero, non ne rende meno penosa e difficile la condizione: la distanza che li separa dalla famiglia d’origine è notevole e sconvolge ugualmente la loro vita affettiva; la responsabilità nei confronti dei cari che attendono il loro sostegno, li angustia e li induce a ogni forma di privazione. Il lavoro in azienda è disumanizzante: i tempi vengono protratti all’inverosimile, il licenziamento scatta automaticamente in caso di rifiuto degli straordinari, il processo industriale che prevede l’applicazione di sostanze chimiche è potenzialmente nocivo per la loro salute, la discriminazione retributiva è evidente al raffronto fra gli operai del Sud e i loro colleghi della capitale. Io non trovo giusto tutto questo. Né possono rabbonirmi le ragioni di opportunità politica, che anzi non mi interessano affatto. So soltanto che la fede e il senso di umanità non possono contrappormi ai miei fratelli, al cui servizio sono stato posto. Se lei non è con loro, posso solo dirle che rimango sconcertato e nella confusione.

Don Pietro Pappagallo, definito da Renato Brucoli, un “contemplattivo”, e che dichiarò di non essere interessato affatto alle ragioni di “opportunità politica”, verrà rimosso dal suo incarico. Gli verrà imposto di lasciare Roma o di occuparsi dell’assistenza degli emigranti italiani all’estero ma pur di non lasciare la capitale Don Pietro sceglierà la seconda strada.

Così come si schiera al fianco delle maestranze della Viscosa contro la curia romana e la direzione dello stabilimento, così dopo l’8 settembre 1943 si schiera al fianco degli antifascisti, dei perseguitati politici e degli ebrei contro la barbarie nazifascista collaborando alla lotta clandestina ospitando i perseguitati nella sua casa di via Urbana 2 e stampando per loro documenti falsi presso la tipografia di un cugino.

Il 29 Gennaio 1944, tradito da Gino Crescentini, una spia che finge di essere un fuggiasco, Don Pietro Pappagallo viene arrestato e condotto al carcere di via Tasso. Soprannominato il corvo, sottoposto a tortura e ad ogni sorta di umiliazione dai soldati tedeschi, trascorre i suoi ultimi mesi di vita nella cella numero 13, dove incontra anche un ex operaio della Viscosa, Tigrino Sabatini partigiano di Bandiera Rossa arrestato una settimana prima di lui. La mattina del 24 marzo, in seguito all’attentato partigiano di via Rasella, Don Pietro Pappagallo e altre 334 persone vengono condotte nelle cave della via Ardeatina e barbaramente trucidate.

L’anno scorso in occasione del 75esimo anniversario dell’arresto di Don Pappagallo, insieme all’A.N.P.I. sezione Don Pietro Pappagallo Esquilino Monti Celio, all’A.N.P.I. sezione Don P. Pappagallo Prof. G. Gesmundo e una delegazione della scuola primaria Don Pappagallo di Terlizzi, abbiamo affisso nel Parco delle Energie, dove sorgeva il convitto della Viscosa, una targa alla memoria di Don Pietro Pappagallo. Con la speranza che il suo ideale di libertà possa continuare ad essere un esempio di accoglienza e uno spunto per reagire all’indifferenza nei confronti di chi ancora oggi è perseguitato.

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La fabbrica Cisa Viscosa (dal 1939 Snia Viscosa) http://www.archivioviscosa.org/la-fabbrica/ Mon, 29 Apr 2013 08:16:24 +0000 http://www.archivioviscosa.org/?p=39 La storia dello stabilimento di via Prenestina si intreccia inevitabilmente con la storia economica e sociale della città di Roma negli anni successivi alla prima guerra mondiale. A Roma si registrava un notevole incremento demografico, dovuto tra le altre ragioni all’immigrazione dalle zone circostanti e dalle altre regioni.

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La fabbrica Cisa Viscosa (dal 1939 Snia Viscosa)

La storia dello stabilimento di via Prenestina si intreccia inevitabilmente con la storia economica e sociale della città di Roma negli anni successivi alla prima guerra mondiale. A Roma si registrava un notevole incremento demografico, dovuto tra le altre ragioni all’immigrazione dalle zone circostanti e dalle altre regioni. Chi veniva a lavorare a Roma trovava lavoro principalmente nell’edilizia: nascevano in questo modo quartieri spontanei lungo la via Prenestina e la via Casilina. In queste zone nascevano anche i primi stabilimenti industriali di grandi dimensioni, non solo la Viscosa ma ad esempio il pastificio Pantanella, nato a via Casilina nei pressi di Porta Maggiore nel 1929. La politica di ristrutturazione del centro di Roma voluta dal fascismo comportò inoltre l’espulsione dal centro di Roma di migliaia di persone, parte della quali andò ad abitare nelle borgate pianificate dal fascismo (come la Borgata Gordiani), che iniziarono quindi a sovrapporsi ai quartieri spontanei già esistenti.

Un’altra caratteristica importante della storia della fabbrica è quindi che al proprio interno si incroceranno continuamente “grande storia” e “piccola storia”. Questa caratteristica è particolarmente evidente quando dopo il 1929 gli effetti della crisi economica internazionale si riverseranno sugli operai della fabbrica. La Viscosa aveva al suo interno molto capitale americano ed era legata a commesse e dinamiche commerciali internazionali: sentirà quindi moltissimo gli effetti della crisi. Basta pensare che se lo stabilimento nel 1930 aveva 2383 addetti, questi diventeranno solo due anni più tardi 1339 : più di mille persone licenziate.

La fabbrica verrà salvata soltanto grazie agli aiuti statali, legando ancora di più il suo destino a quello del regime fascista. Lo stabilimento infatti nel corso degli anni diventa sempre più legato alla politica economica del regime. Esso diventa uno dei motori fondamentali dell’autarchia e in seguito – parallelamente all’economia di guerra voluta dal regime – alla politica di guerra, legata prima alla guerra d’Etiopia e poi alla seconda guerra mondiale. Alla Viscosa vengono prodotte – ad esempio – le uniformi militari che in centinaia di migliaia di esemplari vengono inviate al fronte, ma anche molte altre infrastrutture necessarie alla guerra. Lo stabilimento viene anche bombardato dagli Alleati nel marzo 1944.

Il rapporto tra la produzione e la guerra potenzia la fabbrica finchè l’Italia è impegnata nelle operazioni militari. Ma questo legame è per la Viscosa anche la causa della sua fine. Finita la seconda guerra mondiale si avvia un lento declino, che porta lo stabilimento ad avere 1600 operai nel 1949 e appena 120 nel 1953, fino alla chiusura del 1954.

Gli spazi, la produzione, i reparti, i macchinari

La seta artificiale (che dagli anni Venti cominciò ad essere chiamata raion) poteva essere prodotta secondo quattro differenti procedimenti tecnici.

Il procedimento alla viscosa (quello impiegato nella fabbrica romana, che era comunque quello più diffuso) fu brevettato in Inghilterra alla fine dell’Ottocento ed impiegato per la prima volta in Italia tra gli anni Dieci e Venti del secolo successivo.

La materia prima impiegata era la cellulosa del legno, che arrivava alla fabbrica sottoforma di fogli. Questi erano inseriti in un bagno di soda caustica e pressati, al fine di trasformare la cellulosa in un prodotto dalla viscosità più elevata, l’alcalicellulosa.

La sostanza ottenuta veniva lavorata dai disintegratori e lasciata poi per alcuni giorni in recipienti di maturazione, fino al reparto successivo, quello dei baratti, grossi cilindri di ferro a chiusure ermetiche, dove questa si trasforma in una pasta di colore giallo-arancio, lo xantogenato di cellulosa, grazie all’azione di una sostanza molto tossica, il solfuro di carbonio.

Per ottenere un prodotto dalle caratteristiche comuni, si mescolavano assieme diverse lavorazioni nei mescolatori, dove avveniva anche la maturazione e quindi la trasformazione in viscosa.

Passando attraverso le filiere, la viscosa assumeva la forma di un filamento e veniva arrotolato su delle bobine. Il reparto successivo era quello del lavaggio, a cui seguiva una prima essiccazione, e in seguito l’operazione di torcitura, dove diversi filamenti erano lavorati assieme per formare il filo di raion.

Gli ultimi procedimenti erano quelli dell’aspatura (dove il raion era raccolto in matasse), del candeggio e della scelta (dove, in base alle caratteristiche del prodotto, il filo ottenuto era separato e preparato per la spedizione).

Dai primi anni Trenta, cominciò ad essere prodotto, accanto al filo, anche un altro prodotto: il fiocco. Era una fibra corta, prodotta con lo stesso procedimento tecnico, ma tagliata secondo lunghezze prestabilite, che poteva essere quindi lavorata anche dai macchinari delle industrie tessili tradizionali.

La produzione era continua e gli operai erano organizzati secondo tre turni di otto ore ciascuno, piĂą gli straordinari, sempre piuttosto frequenti. Gli uomini lavoravano nei primi reparti, quelli chimici, dove i fogli di cellulosa venivano trasformati in viscosa, una sostanza vischiosa. Nei reparti meccanici, dove la viscosa era lavorata fino a renderla filo, stavano le donne.

La salute dei lavoratori risentiva profondamente del contatto con le sostanze utilizzate e dell’organizzazione del processo produttivo. L’inalazione di solfuro di carbonio, elemento indispensabile alla produzione di viscosa, fu all’origine di numerosi casi di solfocarbonismo professionale, una malattia che dava disturbi neurologici. Per alcuni operai tale intossicazione significò anche un percorso obbligato dalla fabbrica al manicomio provinciale di S. Maria della Pietà. Operai ed operaie, per il tempo dell’intossicazione (che poteva durare anche degli anni) venivano rinchiusi in manicomio, senza che la causa della malattia il più delle volte venisse denunciata e soltanto in parte era possibile averne il rimborso assicurativo.

Il lavoro femminile

Nella fabbrica lavoravano principalmente donne.

Tra il 1938 e il 1954, il 70,1 % della forza lavoro impiegata nella fabbrica era rappresentata da donne: infatti il reclutamento degli uomini in guerra aveva determinato un ulteriore incremento della giĂ  forte presenza femminile.

Le donne lavoravano come operaie nel reparto tessile: la loro paga era inferiore a quella degli uomini, impiegati nel settore chimico, perché il loro lavoro era considerato meno specializzato.

La fabbrica era stata ideata come uno spazio totale, che tendeva a regolamentare e disciplinare ogni momento della vita degli operai, anche il tempo libero: venivano organizzati per le operaie corsi di cucito, ricamo, attivitĂ  domestiche ed educazione fisica.

Per le lavoratrici che provenivano da fuori Roma e non avevano amici o parenti che potessero accoglierle esisteva un dormitorio, ed un asilo nido dove lasciare i bambini durante il lavoro.

Nonostante la presenza di questi servizi, però, la vita delle donne nella fabbrica era durissima: dovevano lavorare su turni sette giorni su sette e avevano poche tutele per la maternità e per la malattia, quindi spesso venivano licenziate o prendevano giorni di sospensione perché dovevano assentarsi per accudire i figli o qualche parente malato (tutta l’attività di cura e di assistenza della famiglia, spesso allargata e composta anche da genitori e parenti vari, era in quel periodo una responsabilità esclusivamente femminile) , oppure perché loro stesse si ammalavano. Se aspettavano un bambino per non perdere il posto erano costrette a lavorare quasi fino al nono mese.

Potevano essere assunte anche molto giovani, intorno ai 16 anni, e il loro percorso lavorativo era fortemente precario e completamente determinato dalle necessitĂ  e dalle convenienze delle politiche aziendali, per cui potevano essere assunte e licenziate piĂą volte.

Esisteva un controllo rigido per evitare che portassero via materiale dai reparti, ma nonostante questo le operaie spesso riuscivano a sottrarre delle stoffe con cui poi facevano vestiti per i loro cari.

Anche all’interno del reparto i controlli erano pesanti e il ritmo di lavoro serrato; le infrazioni al regolamento disciplinare venivano punite con multe o sospensioni detratte dalla paga. Le infrazioni più frequentemente contestate erano: lentezza del lavoro, assenza ingiustificata, lavoro trascurato, chiacchiere e risa, abbandono temporaneo del posto di lavoro (magari per andare al bagno), anomalie nelle timbrature di entrata e di uscita.

Le prime lotte in fabbrica

Nel dicembre del 1924 gli operai e le operaie della Snia Viscosa entrarono in sciopero in seguito alla richiesta di aumento dell’indennità per il caro-viveri ma in risposta ottennero solamente una nuova forma di retribuzione che non garantiva il minimo delle paghe percepito.

Vennero evidenziate e denunciate le modalitĂ  anomale dello sciopero operaio della Viscosa: il lavoro venne infatti improvvisamente sospeso nei reparti femminili con un procedimento che non aveva precedenti in industrie a lavorazione continua, senza nessuna richiesta da parte della massa operaia e nessuna trattativa.

Le donne infatti, alla notizia di una nuova riduzione salariale, sospesero il lavoro, ma vennero percosse e aggredite dai capi reparto: in seguito a queste colluttazioni le maestranze femminili seguite da quelle maschili abbandonarono con moto spontaneo di protesta il lavoro.

Un altro grande sciopero di cui sono protagoniste le donne avvenne nel 1949, per chiedere adeguamenti salariali, migliori condizioni di lavoro ma soprattutto per difendere i posti di lavoro minacciati da licenziamenti: in quella occasione la fabbrica venne occupata per 34 giorni e l’occupazione fu sostenuta da tutto il quartiere che si mobilitò per aiutare i lavoratori e le lavoratrici in lotta con cibo, informazioni e la presenza fisica davanti ai cancelli.

L’assistenzialismo padronale

Il regime fascista tentò di entrare negli aspetti più diversi della vita degli operai e delle operaie. La fabbrica, come già si è accennato in occasione della descrizione del lavoro femminile, aveva ritmi di produzione e organizzazione del lavoro molto elevati, con un sistema di controllo e di punizione in grado di sorvegliare rigidamente tutto il ciclo produttivo. Accanto alla fabbrica venne creato un sistema articolato di assistenza sociale che dava ai lavoratori una serie di servizi molto importanti (asili, scuole, vitto, alloggi, organizzazione del tempo libero).

Nel creare un rapporto di riconoscenza nei confronti del padrone e dello Stato, si voleva rendere inoffensiva e potenzialmente non pericolosa la classe operaia.

Le operaie e gli operai (1938-1954): provenienza e formazione

I dati relativi agli operai e operaie impiegati alla Viscosa tra il 1938 e il 1954, evidenziano come il loro luogo di origine fosse prevalentemente il Lazio (49,85%), e in secondo luogo il Veneto (13,62%) e la Puglia (8,87%).

Per quanto riguarda in particolare il Lazio, la maggior parte degli operai e delle operaie era originaria di Roma, e in generale la provincia romana fu quella maggiormente interessata dalle emigrazioni verso la Capitale (81,87%), seguita dalla provincia di Frosinone (7,51%), da quella di Rieti (5,54%) e di Viterbo (3,79%), mentre solo l’1, 29% dei lavoratori e delle lavoratrici era originaria della provincia di Latina.

Non è possibile sapere a questo stadio della ricerca quando esattamente avvennero i flussi migratori verso Roma, se quindi fossero legati o meno alla ricerca di impiego nella fabbrica della Viscosa.

Per quanto riguarda la formazione scolastica degli operai e operaie, i dati relativi al periodo 1398-1954 permettono di cogliere un certo livello di scolarizzazione, anche femminile.

Solo il 3,5 % degli operai e delle operaie, infatti, erano alfabeti, di cui 1/4 uomini e 3/4 donne. Tenendo presente che le donne rappresentano poco piĂą dei 2/3 della forza lavoro e gli uomini poco meno di 1/3, l’analfabetismo risulta essere prevalentemente femminile.

Per quanto riguarda la scolarizzazione elementare, invece, non si evincono delle sostanziali differenze legate al sesso: il 20,4% degli operai e operaie possedeva la terza elementare (di cui 3/4 donne), il 16% aveva la quarta (di cui circa 4/5 donne), il 36,7 % la quinta (di cui poco meno di 2/3 donne), solo il 2,9% aveva la sesta elementare (valore equamente distribuito tra uomini e donne).

Nei titoli superiori si ripresenta con forza la sproporzione tra uomini e donne, sempre tenendo conto che le donne rappresentano i 2/3 della forza lavoro totale: sullo 0,9 % che possedeva il primo anno dell’avviamento professionale, 3/4 erano uomini; sul 6,4 % che aveva un altro titolo superiore, circa 2/3 erano uomini.

Per il restante 13,2 % degli operai e delle operaie si nota che o avevano una formazione elementare di uno o due anni oppure non si è potuto risalire al titolo posseduto.

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L’archivio della Viscosa http://www.archivioviscosa.org/larchivio/ Mon, 29 Apr 2013 08:13:47 +0000 http://www.archivioviscosa.org/?p=34 L’Archivio storico dello stabilimento di Roma della Snia Viscosa è stato dichiarato di interesse storico…

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L’Archivio storico dello stabilimento di Roma della Snia Viscosa è stato dichiarato di interesse storico…

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Bibliografia http://www.archivioviscosa.org/bibliografia/ Sun, 07 Oct 2012 06:52:40 +0000 http://www.archivioviscosa.org/?p=168 Galleria fotografia http://www.archivioviscosa.org/galleria-fotografica/ Thu, 04 Oct 2012 11:07:17 +0000 http://www.archivioviscosa.org/?p=154